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RABBI - alcuni cenni storici a cura di don Fortunato Turrini

di Giovedì, 02 Aprile 2015

RABBI - alcuni cenni storici a cura di don Fortunato Turrini

 

Alcune notizie storiche  sulla Val  di  Rabbi

 

 

A cura di don Fortunato Turrini

 

 Le prime testimonianze.

Per trovare il nome "Rabbi" bisogna oltrepassare il XII secolo, mentre toponimi di località della valle si trovano a partire dal 1215 e di seguito, con maggior frequenza negli anni successivi. Nel lungo documento di C. Schneller, che elenca decine e decine di nomi locali della Val di Sole per il 1220, non esiste alcun accenno a Rabbi, sebbene uno studioso di inizi `900, trovando nell'urbario la parola "Robais" attribuisca il toponimo alla valle in questione (C. SCHNELLER, Tridentinische Urbane aus dem dreizehnten .Iahrhundert, Innsbruck 1898, pag 17). Neppure nel Liber Sancti Vigilij del Principe Vescovo di Trento Federico Wanga (il famoso Codice Wanghiano di inizio 1200) si parla di Rabbi, sebbene vi sia nel catalogo dei possessi vescovili - in elenco - molta parte della mappa del Trentino. La citazione del 1236 appare importante non solo in quanto per la prima volta si nomina espressamente Rabbi, ma anche perché indica un interessamento a quel territorio da parte di famiglie nobili relativamente lontane. Il documento dice che Porcardo, figlio di Salatino di Cagnò, riceve l'investitura di parte della decima di Samoclevo e di Rabbi - come rappresentante di Bortolo da Samoclevo e Ezzelino da Cles suoi dipendenti - da Ottolino di Castel Bosco e da suo nipote Giacomino. I signori "dal Bosco" abitavano a Civezzano, ben distante da Rabbi, e di loro nei secoli successivi non compare il ricordo in Val di Sole (D. REICH, Nobiliare Trentino in: Programma dell'I. R. Ginnasio Superiore di Trento alla fine dell'anno scolastico, Trento 1896). Pare strano che un nobile di Civezzano avesse possedimenti e diritti in un luogo tanto lontano dalla propria giurisdizione. Si possono fare delle congetture: probabilmente la Valle di Rabbi, in quell'inizio di secolo XIII, stava piano piano offrendo terreni da dissodare e da mettere a pascolo per la popolazione accresciuta della Val di Sole. Consapevole della fame di terra degli abitanti vicini, il signore territoriale - cioè il Principe Vescovo - infeudò di quello spazio promettente alcune famiglie nobili a lui fedeli come premio per la loro devozione. Attraverso un circuito per noi complicato da immaginare, la decima passò a signori più prossimi al territorio in questione, quali erano i nobili dinasti di Cagnò, già allora in buona espansione (i loro domini abbracciavano una discreta parte delle terre confinanti con il loro castello di famiglia in Val di Non e tendevano a allargare sempre più i loro poteri).

Se dunque nel 1236 compare il nome di Rabbi, nel 1240 viene nominata una località - che sarà poi una malga importante -: "Arzongla". E nel 1280 si ha un'altra importante segnalazione: viene citato il nome del torrente che percorre la valle, il Rabbiés. Il vescovo di Trento Enrico II aveva fatto compilare il documento che censiva le rendite del Principato. Per quanto riguardava il territorio di Malé erano in catalogo soprattutto due mulini, situati sul torrente. Uno era presso il Pondasio, dove il corso d'acqua si appressa e raggiungere il Noce: ne godeva un certo Camarello di Magras; un secondo si trovava "aput pontum de Rabiesi", quindi vicino a un ponte sul Rabbiés. Da quest'ultimo traevano beneficio gli eredi del fu Bonincontro de Centonario.

Nel 1200 perciò troviamo scarsissime - seppur fondamentali - notizie documentarie sulla Valle di Rabbi. Il motivo della carenza di dati a mio parere può essere duplice: la Valle di Rabbi non era stata ancora completamente colonizzata, oppure gli atti che la riguardavano sono spariti nel nulla, fatto che non sarebbe del tutto eccezionale, vista la scarsità di documenti rimasti su quel torno di tempo per tutto il Trentino. Mi sembra più probabile la prima ipotesi, legata alla crescita della popolazione dopo il 1000/1100 e all'esigenza di reperire nuovi terreni per l'attività agricola, visto che il carico antropico non era più sopportabile dal territorio fino allora abitato. Rabbi, nei secoli antecedenti, non favorita dal clima, poco appetibile per la ripidità dei versanti, diventa dal XII secolo in avanti una valvola di sfogo per l'estrema necessità di spazi da adibire a coltura da parte della popolazione   solandra.

       I nomi "Rabbi - Rabbiés" fino a tutto il 1200 sono documentati unicamente nei due casi sopra citati, almeno allo stato attuale della ricerca; qualcosa di utile però si trova per i toponimi che nella valle sono in uso da secoli. Nei Census Ananici del 1215 (siamo negli ultimi anni del Principato di Federico Wanga) si trovano i nomi di alcune persone che pagano affitti in natura - formaggio e bestiame - per il godimento di prati e stalle situate "in Ultimo". Chi conosce Rabbi sa bene che il toponimo è assai radicato per definire la parte di valle che comprende Pracorno e in genere il versante Est dell'area che sale fino ai masi di Ingenga. Un erede di Bellante di Terzolas, verso il 1281, paga un affitto pro prato de statilo de Ultem. "Ultem/Oltem" sono toponimi che non possono essere confusi come ritiene qualche studioso con la Val d'Ultimo in Alto Adige. La conferma, se ve ne fosse bisogno, si ha nel 1312: un abitante di Flavon dà in affitto temporaneo due masi; uno di essi era in Valle di Rabbi, dove si dice "in Ottimo". Confinanti sono Finamonte di Caldes e gente della bassa Val di

Sole: motivo in più per certificare l'ubicazione del territorio. Le testimonianze si fanno da qui in poi più fitte: nel 1447 Pretelino di Caldes acquistava alcuni terreni a Rabbi, dei quali uno era situato "ala Val d'Oltem" presso il rio Cané. L'idronimo è tuttora in uso e indica un rigagnolo che scende verso il Rabbiés poco oltre la chiesa di Pracorno. Dal XV secolo in avanti "Oltem" (latinizzato in "Ultimo") compare molto spesso, dando con questo conferma della localizzazione in Rabbi del toponimo. Una pergamena del 1527 conservata nell'archivio parrocchiale di Ossana parla di vendite e permute di terreni, fra cui "la quarta parte di un masetto a inzenga e la quarta parte di un prato in pra corn". Si tratta forse della prima volta che troviamo citato il nome della terza frazione di Rabbi, Pracorno appunto, situata all'ingresso della valle. "Ingenga" indica complessivamente i masi alti di Pracorno sul versante solatio del territorio. La documentazione comincia dunque a parlare di interessi fondiari per Rabbi e di masi, cioè di quelle abitazioni a uso agricolo che a tutt'oggi connotano il paesaggio rabbiese. Segno di un'appetibilità del territorio aumentata nei secoli XV e XVI. Notano acutamente due studiosi della storia di Rabbi: "E questo modo di insediamento e di sfruttamento del territorio ... rappresenta una sorta di antesignano delle forme classiche di stanziamenti in Rabbi, all'inizio semipermanenti e stagionali collegati ai periodi della monticazione e della segagione estiva (stabula, fienili con eventuale annessa stalla di ricovero del bestiame, e mansi) (cfr. F. GIACOMONI - M. STENICO, Contributi e documenti per la storia della Tal di Rabbi, Trento 1999, pag. 47).

Come ipotesi, decisamente fondata, si può risalire agli inizi del 1200 per un altro toponimo che appartiene alla storia di Rabbi. Si tratta di "mons Asoli", che nella tradizione locale suona come "Monte Sole". Siamo nel 1215, ma il nome ritorna

spesso anche nel XIV e XV secolo (per es. nel 1557 fu costruita la strada di "Monte Dasol"). Riguardo al già citato nome di "Arzongla" la prima volta si trova nel documento che riferisce riguardo al controllo delle rendite del Monastero benedettino di S. Lorenzo di Trento: nel 1240 viene nominata la località di "Arqoncle", di cui si è detto sopra. Durante il 1300 i toponimi documentati risultano parecchi: 1312 Pervasa, 1323 ancora Monte Sole e Cercen, 1386 Iscla, Piazzola, Cespedé, Pracaval, Vilfroscha, 1399 Valorz. Nel 1429 Vidé, 1455 Polinar, 1474 Tonassega, 1480 Rivaia (o Ruaia), Gana, Pra long, Cosi, 1481 Cercen, Zerisé, Tassé, 1491 Stablum, 1494 Poz, Serra. Durante il 1500: Casna 1510, Ingenga 1527, Cortinga 1542, Cavalar 1545, Val 1567, Stablum e Molignon 1581, Mattarei 1583. Nel 1600: rio Corf 1624, Gamberai e Sora Sass 1635, Host 1636, Ca' di sotto (Chazòt) 1677. G. Ciccolini nei suoi regesti degli archivi parrocchiali solandri riporta una lunga serie di nomi riferiti a Rabbi dal XV secolo in avanti: ormai le famiglie delle molte frazioni di cui è costituito il territorio rabbiese sono stabilite definitivamente, come si può dedurre anche dal fatto che nel 1436 viene consacrato l'altare della chiesa di S. Margherita e "S. Bernardo". Quest'ultimo diventerà col tempo il nome proprio della comunità più numerosa in valle.

 

La cartografia.

Fino a 1500 inoltrato non si conoscono carte geografiche delle valli del Noce. Fra il 1527 e il 1542 P. A. Mattioli - uno degli uomini più vicini al Principe Vescovo Bernardo Cles - dipinge una carta molto dettagliata delle Valli di Non e di Sole, conservata oggi al Ferdinandeum di Innsbruck. La "Val de Rabi" è segnata correttamente; il Rabiese Flumen la percorre, fungendo da confine fra la zona VIII e la IX sulle 10 in cui il territorio è diviso. Al centro della valle è stilizzata la sagoma di una chiesetta (quella di S. Bernardo). Invece non si trovano altri nomi di luogo o di frazione. Al posto della solita stilizzazione dell'agglomerato abitato, il Mattioli disegnò 13 casette, o più propriamente "masi", che dalla parte settentrionale della valle fino al Pontas~ si distinguono dagli altri villaggi per il modulo abitativo di tipo sparso. Sulla valle, a oriente, ma molto vicina ai masi, incombe la Rocca di Caldes, appollaiata su un'altura, a testimonianza anche visiva del potere civile dei Thunn. Il medesimo castello appare anche nella carta del Danti (1580-81) dipinta nelle Logge Vaticane. Il Burgklechner, nella sua monumentale carta del Tirolo del 1611, traccia il corso del torrente Rabbiés ma non dà indicazione di centri abitati in valle, chiamata alla tedesca "Rabi Thal". Il "Territorium Tridentinum " , una mappa abbastanza zeppa di nomi del XVII secolo, curata in Amsterdam (Excudebat Ioannes Ianssonius) riporta l'idronimo Rabi f. ma non segnala villaggi della Valle di Rabbi; indicato il "C. della rocca" verso metà valle e Magras nel corso inferiore del torrente. Dopo queste raffigurazioni, una carta di G. De Rossi (Roma, 1669) segna bene il corso del Rabbiés e la posizione della Rocca, ma non indica altri paesi di Rabbi. Il Manfroni (1778) e lo Sperges sul finire del 1700 hanno maggiori particolari: oltre al nome "Val di Rabi", compaiono: Piazzola, Ceresé, Pracorno, Cortinga, Monte Crespion e Lago Corvo. Nelle carte successive, di origine sia tedesca che italiana, è delineata una situazione identica all'attuale con i toponimi tradizionali indicati fin dal tardo Medioevo nei documenti d'archivio.

 

La colonizzazione della valle.

Non si trovano documenti che certifichino di prima mano la progressiva colonizzazione della Valle di Rabbi. Si sono fatte ipotesi fantasiose, che tirano in ballo i Walser di cultura germanica. Pare difficile accettare tali ricostruzioni, quando i fatti dimostrano che Rabbi ha una parlata decisamente romancia e da sempre come territorio è appartenuta al Principato vescovile di Trento; manca inoltre il carattere distintivo della usanza tedesca, l'istituzione del "maso chiuso" (F. TURBINI, in: G. MORETTI, I masi di Peio e Rabbi, Ozzano Emilia 1997, pp. 18-19). Risulta invece in modo evidente dagli atti contenuti negli archivi il vario estendersi del possesso fondiario in Rabbi, che ha come protagoniste una decina di comunità della bassa Val di Sole: Croviana (almeno dal 1312), Malé (dal 1215), Arnago (durante il XVI secolo), Monclassico (dal 1474), Bozzana e Bordiana (dal 1399), Solasna e Cassana (fra il XIII e il XVI secolo), Cavizzana (dal 1583), Magras e Amago (dal 1323), Bolentina (dal 1616), Caldes (dal XIV al XV secolo), Terzolas (dal 1280). In quei secoli la vicinie godevano di autogoverno sul loro territorio; Rabbi costituì l'eccezione, in quanto non ebbe mai una propria Carta di Regola, come succedeva invece per quasi tutti i paesi solandri, ma furono i comuni solandri a occupare e tenere buona parte della valle e delle sue montagne. Da qui è facile arguire che probabilmente da quelle stesse comunità vennero i primi stabili abitatori di Rabbi durante l'ultimo scorcio di Medioevo.

Dalla scarsa ma importante documentazione del XIII secolo traspare un dato essenziale: i mulini sul torrente Rabbiés appartenevano al vescovo di Trento ("sunt episcopatus et sunt tres" recita una pergamena). Quindi il territorio ricadeva sotto la potestà indiscussa del sovrano trentino. Le investiture feudali, compiute dal signore territoriale - cioè dal Principe Vescovo - sono fatte a favore dei nobili di Caldes (legati sempre a Samoclevo e a Rabbi) almeno fin poco oltre la metà del 1400. Passano poi ai Thunn (esattamente dal 1464). Accanto alla titolarità del vescovo di Trento sulla Val di Sole e quindi anche sulla Valle di Rabbi, verso la metà del 1400, compare anche una pretesa del Conte di Tirolo, il duca Sigismondo, che in modo abusivo si proclama titolare di diritti su feudi solandri, Rabbi inclusa, esercitando un'autorità che legalmente non gli appartiene. Agli inizi del XV secolo, per altro, come si specificherà in seguito, il suo antecessore Federico Tascavuota - di ascendenza asburgica - aveva proclamato nei fatti sulla valle una qualche giurisdizione

Il ruolo delle famiglie nobili di Caldes e di Thunn.

Durante il XV secolo si evidenzia un dato costante: la giurisdizione su Rabbi è collegata in maniera indissolubile con la residenza fortificata di Samoclevo, il villaggio situato appena a Nord di Caldes. Il dinasta locale, Prettele III, l'aveva scelta come sua dimora, lasciando il castello di Caldes, fino allora culla della famiglia. Dal 1464 fecero altrettanto i Thunn. La Rocca di Samoclevo era stata ricostruita da Prettele II di Caldes dietro concessione del duca Federico Tascavuota dopo la rivolta aristocratica e popolare del 1407, a patto che a favore dello stesso duca tirolese fosse garantito lo jus aperturae. Appare probabile che in quella circostanza - profittando della debolezza politica del Principe vescovo Giorgio I di Liechtenstein - il Tirolo abbia concesso ai signori di Caldes diritto giurisdizionale su Rabbi, territorio già da qualche secolo ampiamente colonizzato e sfruttato dalle comunità solandre; o che per vantare potere sulla Val di Sole - notoriamente di diritto vescovile - il Tascavuota abbia riconosciuto una forma di giurisdizione già in atto nei tempi immediatamente precedenti.

La questione dei diritti sulla Valle di Rabbi interessa per anni l'autorità vescovile, che per esempio nel 1399 interviene per dirimere una lite fra Caldes e Bozzana/Bordiana sui rispettivi possessi nella valle. Nel 1455 la contesa riguarda il Monte Polinar, che mette ancora uno contro l'altro i paesi di Caldes e Bozzana/Bordiana. Sul caso intervenne allora Giorgio di Cles, che diede ragione alla comunità di Caldes (cfr. G.

IPPOLITI - A. M. ZATELLI, Archivi Principatus Tridentini Regesta Sectio Latina

(102 7-1777), Trento 2001, Capsa 9, n. 14). Altro arbitrato si ebbe, questa volta a favore di Bazzana -Bordiana, nel 1469. Poco più avanti, durante il governo episcopale di Giovanni IV Hinderbach (1465-1486), gli uffici vescovili tentarono di recuperare in pieno i diritti usurpati dai Tirolo. Ma ormai la situazione si era stabilizzata a vantaggio di un'altra grande famiglia nobile, i Thunn. Essa vantava una potenza fondiaria e finanziaria di prim'ordine e faceva affari con le altre grandi casate delle valli del Noce. Nel 1432, per esempio, Erasmo di Thunn riceveva a saldo di un debito, da Riprando di Catel Cles 183 marche di buona moneta meranese, segno della capacità di coinvolgere con il proprio capitale i pari grado: in questo caso, i Cles, che miravano anche alla Val di Sole sia per le miniere di ferro che per le terre coltivabili (F. NEGRI, I signori di S. Ippolito e di Clesio, Trento 1921, pag. 206). Risulta più chiaro - data la consistenza patrimoniale e monetaria dei Thunn - anche il legame con i Tirolo, pure loro alla ricerca di finanziatori per la propria politica di espansione.

Simone, Baldassare e Giacomo Thunn erano imparentati con i nobili di Caldes. Infatti la figlia di Simone Thunn, Giuliana, aveva sposato Prettele II, mentre Finamonte, padre di Prettele III, aveva condotto in matrimonio la sorella di Giuliana. Doppia era perciò la parentela fra le due casate, importante al momento giusto perché l'unico erede della famiglia dei Caldes non aveva figli e il familiare più prossimo era cavaliere dell'Ordine Teutonico. I tre Thunn ottennero per donazione da Prettele III il patrimonio del medesimo (16 luglio 1464), che comprendeva il castello di Caldes, la Rocca di Samoclevo e i diritti sulla Valle di Rabbi. L'investitura formale avveniva a  favore dei Thunn il 10 marzo 1469, per mano dell'Hinderbach. La motivazione è espressa succintamente nell'atto di investitura: "... perché i Thunn sono gli eredi del sunnominato signore di Caldes, sia perché suoi parenti prossimi per via di madre, sia anche per i servizi" (C. AUSSERER, Der Adel des Nonsberges, trad. italiana Cles 1985, pp. 256-257).11 19 ottobre 1481 il Principe vescovo si meraviglia molto riguardo a Giacomo Thunn, che si intromette nella giurisdizione sulla Valle di Rabbi e gli ordina espressamente di non occuparsi né in questioni civili né in affari criminali. Nel 1491, pochi anni dopo la morte del vescovo Giovanni Hinderbach, l'ufficio del Principato stila un'informativa su Rabbi e sulla pretesa di giurisdizione dei Thunn in (Arch. Principatus Capsa 9, n. 61). Essa illustra ampiamente la situazione: "Venti anni addietro si trovavano in Rabbi al massimo solamente venti fuochi fumanti, attualmente se ne contano 41. Oltre i detti fuochi fumanti, vi sono circa sessanta masi; essi per la maggior parte appartengono a uomini della pieve di Malé venuti ad abitare nella valle di Rabbi sui detti masi... Sino a dieci anni fa <i Thun> non disponevano di alcun notaio né viatore (ufficiale curiale, messo giudiziario) e soltanto ora ne dispongono; e in modo speciale dopo la morte del fu signor vescovo <Hinderbach> si sono intromessi nell'esercizio della giurisdizione in Val di Rabbi, anche a causa dell'aumento della popolazione. Nella valle si trovano inoltre 16 o 18 malghe. Giovanni Guglielmini, su istanza del notaio Melchiorre di Cles procuratore di Giovanni da Traversara, ottenne a suo tempo una dichiarazione di tenuta di possesso a proprio favore contro Giovanni detto Blat abitante a Stablum di Rabbi; il tutto con l'intervento dell'ufficio giudiziario ordinario delle Valli, alla presenza dell'assessore Vito di Dambel. Attualmente esercitano l'ufficio di giurisdizione pubblica in Rabbi i signori di Thun dinasti insediati nel castello della rocca <di Samoclevo>. Si possono tuttavia avere a disposizione molti testimoni, scelti tra gli uomini più anziani della pieve di Malé, i quali potranno affermare che l'esercizio della giurisdizione in Val di Rabbi compete solamente all'episcopato" (F. GIACOMONI - M. STENICO, Contributi e documenti..., pag. 87). Le affermazioni della "Nota" trovano il contraltare nella testimonianza di un funzionario dei Thunn, che certifica i diritti della famiglia nobile. Soppesato il pro e il contro, Nicolò di Firmian, incaricato dalle parti di fungere da arbitro, emise una famosa sentenza, detta Laudo Firmian (28 marzo 1492) che chiarisce la questione. In sintesi il documento afferma: "L'alta giurisdizione di Rabbi, con le relative prerogative (in particolare i diritti sulle miniere e lo jus gladii, esercizio di giustizia penale) debba competere al principe vescovo di Trento. La bassa giurisdizione, con le relative prerogative (in particolare l'amministrazione urbariale-economica, compresa quella fiscale, e l'amministrazione della giustizia nel civile) pertinenti al feudo vescovile della Rocca viene riconosciuta come liberamente spettante ai signori Thun: con la sola riserva, che un quarto dei proventi derivanti dalle condannanze sia puntualmente versato ogni anno al fisco vescovile, anche a titolo ricognitivo. I signori Thun possono esercitare in Rabbi i diritti esclusivi di caccia e di pesca, nella forma in cui sinora li hanno goduti. Il signor vescovo e i signori Thun scelgano i rispettivi commissari di parte che definiscano i confini del territorio di Rabbi sottoposto alla giurisdizione dei signori Thun e provvedano a far collocare i rispettivi termini. Siano mantenute senza alcuna contraddizione e opposizione le antiche consuetudini in vigore presso gli abitanti di Rabbi" (ibidem, pag. 88). Sul finire del secolo XVI l'ultima clausola trova un'esemplificazione curiosa: "Che in detta Valle di Rabbi ogni anno nel mese di luglio si fa la festa di santa Margaritha, alla quale noi da Thunn mandiamo li vicari, offitiali et anco homeni per guardia d'essa festa, faccendo proclame [sopra] le pese e misure del pan e del vino et altre cose, in licenziar e prohibir il ballar et sonar, il portar arme et schioppi; e se alcuno nelle predette cose ha contrafatto, è stato da nostri offitiali fatto pregione e castigato" (dal Memoriale di Sigismondo Thunn, in: F. GIACOMONI - M. STEDILE, op. cit., pag. 90).

 

I caratteri della secolare giurisdizione dei Thunn su Rabbi.

 

Il 5 aprile 1492 il vescovo Udalrico di Frundsberg concede dunque ai Thunn l'investitura e conferma i diritti feudali della potente casata su Caldes, Samoclevo e Rabbi, compreso il diritto della "bassa giurisdizione". Da quella data in avanti, a tutti gli effetti, i Thunn sono padroni dei "castelli, giurisdizione, case, castellanie, molini, decime, terreni e beni con gli annessi onori, colle dignità e i diritti, colli uomini e colle pertinenze". Nel decreto principesco sono incluse a vantaggio dei Thunn "tutte le giurisdicioni basse della valle di Rabbi in Sulso (cioè in Val di Sole) fra li suoi confini e coerenze, assieme col diritto di cacciare selvatici e volatili, colle caccia e pescha". Il vescovo Frundsberg puntualizza: "...riservando a Noi, a' nostri successori ed alla nostra Chiesa tutte le giurisdizioni alte immediatamente sopra della valle di Rabbi, cioè li tesori, le miniere, li salvacondotti, li boschi alti, se ve ne fossero alcuni, e la giustizia alta, quando si tratta di sangue". Con l'investitura del 1492 aveva termine una questione che neppure un Principe attento e forte come l'Hinderbach era riuscito a sbrogliare. Di fatto - se non del tutto legalmente - i Thunn esercitavano ormai da anni la giurisdizione su Rabbi, forti dell'appoggio non del tutto disinteressato del duca tirolese, che era appoggiato finanziariamente dagli stessi Thunn in modo palese. Nel 1499 il nobile Antonio Thunn scrive quattro lettere sulla giurisdizione in Valle di Rabbi e sul diritto di fare collette, invocando il potere del Principe vescovo Udalrico contro le pretese di Valentino di Spaur, abitante in Flavon (Arch. Principatus..., Capsa 9, n. 64). Ciò in relazione al fatto che alcuni di Rabbi e Piazzola non volevano pagare le colte al detto signore di Flavon sulle proprietà comperate nella sua contea (ibidem, n. 62).

I diritti su Rabbi vengono ribaditi nel 1528: "Li termini con la croce della Giurisditione Thun in Val di Rabbi sono alla Fosfina di Poia separati dal Vescovado... Mai l'Assessore [ndr. delle Valli del Noce], Capitano o sotto-Capitano si è recato in Rabbi a far confini o proclami... Val di Rabbi non paga colta al Vescovo" (A. CASETTI, Guida storico-archivistica del Trentino, Trento 1961, pag. 596). Bisogna arrivare al 1769 per trovare un tentativo di far pagare le steure agli abitanti di Rabbi (ripartizione steurale del conte Felice d'Arsio: a Rabbi sarebbero toccati come tassazione 38 ragnesi.Alla fine del 1700, per la precisione nel 1781, un memoriale dei conti Giovanni Vigilio e Matteo Thunn all'autorità vescovile conferma una tradizione ininterrotta a partire dal XV secolo: "II diritto della bassa giurisdizione che la famiglia di Thunn pretende di esercitare su tutta l'estensione della valle di Rabbi è fondato sulle reiterate investiture, e viepiù sulla transazione così detta Firmianera sotto il 21 (in realtà il 28) marzo 1492: e però basta che l'eccelso suo Consiglio si dii la briga di dare un'occhiata a questi documenti, che si ritroveranno al certo nell'Archivio, per venirne in perfetta cognizione; né può in alcun conto dubitarsi che sotto il nome di <bassa giurisdizione> comprender non si debba nel nostro caso il così detto ius regulandi, cioè la cognizione di ogni cosa minuta; mentre, tanto al tempo della prima investitura quanto presentemente, la valle di Rabbi fu ed è composta di soli masi hinc rode dispersi che mai formarono né formano presentemente alcun municipio o sia corpo comunitatense, né mai ebbero alcun codice regolanare. Dal che siegue la necessaria conseguenza che la cognizione d'ogni causa minuta appartener debba a noi o alli nostri ministri subalterni, come infatti a tal'uoppo fu da noi sempre deputato il così detto sindaco della valle" (F. GIACOMONI - M. STEDILE, Contributi e documenti..., pag. 90). Tra i "ministri subalterni" di cui si parla c'erano i rappresentanti della nobile famiglia: nel 1658, per esempio, "vicario della giurisdizione di Val di Rabbi per i signori di Tono" è il nobile Ferdinando Panizza di Taio.

Se può essere utile un chiarimento, si evince dalla documentazione addotta che mentre in tutte le comunità solandre il potere di dirimere le cause di poco conto apparteneva alle autorità liberamente elette in Regola, viceversa nella Valle di Rabbi interveniva direttamente l'incaricato dei Thunn. Sembra comunque che la tanto magnificata giurisdizione della famiglia nobile sulla valle non sia andata oltre le competenze fissate nel Laudo Firmian e dalla secolare tradizione; tranne che per qualche raro singolo caso, dovuto forse alla latitanza o alla debolezza dell'autorità vescovile. Del resto v'era la consapevolezza di appartenere al Principato di Trento: il 10 aprile 1581 gli uomini di Rabbi giuravano fedeltà al card. Ludovico Madruzzo nelle mani del giureconsulto Francesco Betta, consigliere e cancelliere vescovile (G. IPPOLITI - A. M. ZATELLI, Archivi Principatus..., Capsa 9, n. 34). Il potere vescovile si deduce anche da un atto del 1579: lo stesso card. Madruzzo investe il prete Gaspare de Graiffemberg e altri della medesima famiglia di Terzolas di un mulino in Val di Rabbi, di un maso nelle stessa valle e "delle decime di tutte le case che un tempo erano possesso di Cattalono" (ibidem, n. 162). Dai documenti appare anche una certa dipendenza dei Thunn dal vescovo, almeno per le cause ecclesiastiche: è del 1687 una lettera di supplica di Giorgio Vigilio conte Thunn per la rimozione alla curazia di Rabbi di quel curato, colpevole di "aver eccitato un tumulto" (ibidem, Capsa 80, n. 1).

Fra gli altri diritti, ai Thunn appartennero fin dalla loro scoperta le acque curative di Rabbi, che si pensa fossero sfruttate già dai primi decenni del 1600. L'opuscolo del medico Passi ne parla un paio d'anni dopo la prima relazione di G. Giacomo Maffei (1668); il Mariani nel 1673 in un famoso libro stampato in Germania (M. A. MARIANI, Trento con il Sacro Concilio et altri notabili, Augusta M.DC.LXXIII, pp. 600-601). Forse la loro scoperta è del secondo decennio del XVII secolo. I nobili giurisdicenti di Rabbi non le amministravano direttamente, ma si servivano di concessioni di locazione a varie famiglie della valle. Dal 1741 al 17761a fonte era condotta da Giovanni Pangrazzi e poi da Antonio Pangrazzi; dal 1777 da Nicolò Pangrazzi e in seguito dalle famiglie Daprà e Molignoni, che amministravano la fonte dietro un congruo affitto annuo.

Sul terminare del XVIII secolo i Thunn possedevano a Rabbi direttamente almeno 25 masi, che basavano la loro produttività specialmente su pascoli e prati. Ne sono dimostrazione esemplare i casi di tre tenute. Il maso Bragasol a Somrabbi si estendeva su circa 6 ettari di prato e 2, 3 ettari di campo con una ventina di "livellari" (cioè di fittavoli) che in ossequio alla loro dipendenza versavano complessivamente

1150 libbre di formaggio (circa 370 kg) e 64 libbre di burro (circa 20 kg), oltre a dare un vitello e a procurare 300 pali di larice. Il maso di Nigolaia a monte di S. Bernardo pagava affitti per circa 200 kg di formaggio e 70 kg di burro, e 6 castroni (quote che erano più pesanti prima del 1671, quando uno smottamento aveva portato via parte dei terreni coltivati dal maso). Il maso Crosetta a Ingenga, che complessivamente si estendeva su circa 6, 2 ettari fra prati, campi e bosco, pagava come canone 36 fiorini in contanti. Nell'insieme "i masi livellari dei Thun fornivano a titolo di censo dominicale annuo i seguenti prodotti (a diverse scadenze annue: Pasqua, San Cristoforo di luglio, San Michele di settembre, San Martino di novembre, Natale): circa 5770 libbre di formaggio (intorno a 1980 kg) e 1640 libbre di burro (circa 550 kg); a questi si aggiungevano una decina di vitelli, una ventina di castrati (con la relativa lana), diversi agnelli, capretti e pollame vario; circa 110 fiorini in denaro, una varia quantità di legnami di larice lavorati (pali e scandole), alcune prestazioni servili d'opera (per il taglio, raccolta e trasporto del fieno). Dei 25 masi censiti, solamente 3 fornivano un canone livellario in solo denaro contante" (F. GIACOMONI - M. STEDILE, Contributi e documenti..., pag. 106).

Un altro cespite d'entrata per la famiglia Thunn fu il possesso delle miniere di ferro a Rabbi (appropriazione che sembra contraddire il decreto del Principe vescovo Frundsberg del 1492); esse erano state devolute ai dinasti con la donazione di Prettele III del 1464. A tale attività estrattiva era collegata la produzione del carbone di legna, necessario alla fusione del minerale di ferro. La specializzazione nel lavoro minerario non era propria dei trentini: quindi specialmente dalla Lombardia vennero in Val di Sole molti uomini in grado di dedicarsi a quell'impiego. Soltanto pochi lavoratori estranei alla Valle di Rabbi immigrarono sul luogo per l'attività nelle miniere: nel 1457 si registra un Antonius dictus "Zulader "q. Antonii de Agnellina de Silvaplana, abitante i Pedergnana di Rabbi; nel 1488 è ricordato un processo per omicidio a carico di Giovanni detto Not del fu Gaspare da Guarda in Engadina, abitante in Penasa; nel 1496 arrivò un Iohannes q. Andrioli, Valliscamonice; abitavano contemporaneamente a Rabbi due immigrati dall'Engadina:.Iacobus Sals macellaio e Lombardus q. Iohannis de Lardis (G. CICCOLINI, Immigrati lombardi in Val di Sole nei secoli XIV, XV e XVI Contributo alla storia delle miniere solandre, Milano 1936, pp. 39 e 41). Da aggiungere fra gli immigrati nel 1505 un Andrea fu Cristoforo de Silva Plana de Agnelina (Arch. Parr. di S. Bernardo, perg. N. 2) Va notato per inciso che su tutte le iscrizioni riguardanti i Thunn - numerose specie per il 1700 - la

dicitura "giurisdicenti di Rabbi" torna ossessivamente (cfr. G. G. TOVAZZI, Variae Inscriptiones Tridentinae, Trento 1994, passim). Un dato significativo: in molti atti di compravendita, stipulati durante i secoli dal XV al XVIII, si registra che il terreno in questione "confina con i signori di Tono"; segno dell'estensione capillare della proprietà fondiaria appartenente alla potente famiglia nobile.

La novità amministrativa di inizio 1800.

Il fatto ampiamente descritto - il diritto della famiglia Thunn su Rabbi - colora di sé il lungo periodo che corre fra XV e XIX secolo. La storia della valle continua il suo cammino usuale e sonnolento, con pochi momenti di picco riferibili a eventi naturali (piene del Rabbiés, cadute di massi dai versanti, con morti e feriti; delitti, beghe per motivi religiosi, compravendite e permute di terreni). Si tratta della vita normale delle comunità solandre, con il loro contorno di fatiche e di tassazioni. Un fatto particolare, dal punto di vista politico più che da quello economico-sociale, si verifica durante i subbugli attizzati in Trentino dalle invasioni napoleoniche dei secoli XVIII-XIX. Quasi tutte le comunità, che dalla notte dei tempi si reggevano con autogoverno paesano, vedono il tramonto delle loro istituzioni regolanari. Per la Valle di Rabbi, all'opposto, si ebbe allora quasi una nascita. Il 6 agosto 1800 i residenti nei "Colomelli di Ceresé, Casna, Crespion, Piazzolla e Somrabbi" votarono a maggioranza un Piano di organizzazione della balle di Rabbi in Corpo Civico. Vedeva la luce un nuovo comune, che non era mai prima esistito e del quale, sembra, non si era mai sentita l'esigenza. I nobili Thunn, nel nuovo contesto sociale che andava formandosi in Trentino (che di lì a nemmeno tre anni - nel 1803 - avrebbe cessato di fatto, dopo quasi otto secoli, d'essere Principato vescovile), rinunciavano

alla loro giurisdizione, la quale per lunghissimo tempo aveva comportato un vero e proprio controllo dell'economia e della compagine umana della valle, e accettavano la nuova veste giuridica del neonato comune. Finiva così la struttura feudale con le sue decime e i suoi vincoli e prendeva corpo quella civile di più moderna concezione. I Thunn ebbero ancora qualche potere quando in Trentino governarono i bavaresi (1807-1810: lo ricorda un dibattito processuale tenuto "davanti al Giudizio feudale Thun di Castel Caldes" (A. CASETTI, Guida storico-archivistica del Trentino, Trento 1961, pag. 429). Una decina d'anni dopo durante il breve Regno Italico Rabbi fu aggregato alla Giudicatura di Pace di Malé (ibidem, pp. 426-429). Ritornata formalmente ai Thunn con la Restaurazione voluta dal Congresso di Vienna, vide dopo pochi anni la loro rinuncia definitiva a ogni diritto. La Risoluzione Sovrana del 20 gennaio 1824 n. 27 incorporò Rabbi al Giudizio Distrettuale di Malé (cfr. diffusamente in: G. ZANON, Rabbi coi suoi monti e le sue acidule, Trento 1924, pp. 53-65).

 

Fra XIX e XX secolo.

 

Il XIX secolo, iniziato così fragorosamente, trascorse in modo più dimesso fra difficoltà economiche e diffusa povertà. I libri che insistono sull'irredentismo filo­italiano citano un episodio del 1848: un Michele Dallavalle di S. Bernardo, quando la Val di Sole fu invasa provvisoriamente dai Corpi Franchi delle valli lombarde, espose su una casa nel centro del paese la bandiera tricolore. Sul terminare del secolo, nel 1895, un furioso incendio devastò la frazione di S. Bernardo; e non fu l'unico. Nel corso del 1800 i boschi di Rabbi furono dilapidati per ricavare denaro contante, mentre la popolazione cresceva in maniera quasi incontrollata. Si erano consolidate le Consortele, comunioni private di beni per lo sfruttamento dei boschi, dei pascoli e per la manutenzione delle strade. Gli Statuti delle Consortele furono stilati fra 1800 e 1900: 1881 Tonassica, 1883 Salec, 1911 Monte Plan, 1912 Polinar e Valorz (A. CASETTI, Guida..., pag. 597). Gli abitanti della valle erano aumentati a tal punto, che nel 1907 a S. Bernardo c'erano 205 scolari con 4 maestri; a Piazzola 157 scolari con 3 maestri; a Pracorno 149 scolari con 3 maestri. In tutto, divisi in una decina di aule sovraffollate frequentavano le elementari 511 bambini e ragazzi (G. DEFANT, Annuario delle Scuole popolari del Tirolo, Innsbruck 1908, ed. italiana a Trento, Libreria G. B. Monauni, pag. 52). Rabbi diede molto all'emigrazione durante gli anni che corrono fra il 1870 e il 1910, anche se documenti del 1700 già parlano di "uomini che vanno in Italia". Dalla valle partirono per il continente americano (sia Nord che Sud) 31 uomini. Di 5 si perse ogni traccia. Entro il 1910 emigrarono in Europa, specialmente per il lavoro di segantino 282 persone, occupate in massima parte nell'Impero Germanico. Contemporaneamente si diressero verso l'America 40 tra uomini e donne (Ufficio per la mediazione del lavoro della Camera di Commercio e d'Industria di Rovereto, Gli Emigranti del Trentino, Rovereto 1908, pag. 33).

Il fatto più tragico di inizio 1900 fu la prima guerra mondiale. Per attività antistatali o sospetto d'irredentismo finirono a Katzenau presso Linz 9 abitanti di Rabbi. La leva in massa del 1914 e le successive portarono via dal territorio centinaia di uomini validi; 126 di loro non tornarono: sui vari fronti, in particolare su quello galiziano, caddero 45 uomini di Pracomo, 53 di S. Bernardo, 38 di Piazzola. Numero assai alto, se si considera che la valle non superava le 2600 anime (E. ROSSI, I monumenti eretti in onore dei caduti e dispersi in guerra della Val di Sole - Trento, Gardolo (TN) 1995, pp. 98-103). Minore il numero dei morti e dispersi della seconda guerra mondiale (1940-1945): 10 a Pracorno, 9 a S. Bernardo, 6 a Piazzola.

Fra le due guerre, venne istituito il Parco Nazionale dello Stelvio (1935), che inglobava anche parte di Rabbi. Sui 130 mila ettari del Parco, solo 19 mila si trovavano nella Provincia di Trento, con due valli principalmente interessate: la Val di Pejo e la Val di Rabbi. Per quest'ultima, il confine del Parco, "che scende dal Passo Cercen, segue l'omonima valle fino al fondovalle nei pressi della località Bagni, per poi risalire al Passo di Rabbi, che fa da spartiacque con la Valle d'Ultimo, in territorio altoatesino. La Valle di Rabbi è circondata da uno scenario di foreste, pascoli, cime impervie che la rendono unica in tutto il parco per lo splendore della natura e la bellezza dei suoi paesaggi" (W. FRIGO, Parco Nazionale dello Stelvio, Trento 1985, pp. 34-35). All'inizio, senza regolamento di attuazione della legge istitutiva (che venne emanato solo nel 1951) il Parco non interessò che marginalmente le popolazioni residenti, in particolare gli abitanti di Rabbi. Il Parco era confuso con la gestione di un complesso forestale, in quanto si identificava con la foresta demaniale dell'Alta Val Venosta. Solo dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale furono bruciati dalle truppe tedesche in ritirata anche gli incartamenti d'archivio della struttura, conservati a Silandro, pur nella completa indifferenza dell'opinione pubblica, a poco a poco si capì il senso ambientalistico del Parco e cominciò la valorizzazione graduale del vasto territorio protetto. Resta certo che negli anni `30 non si comprese il significato profondo dell'istituzione naturalistica voluta del decreto governativo. Appartiene agli ultimi decenni il peso determinante del Parco Nazionale dello Stelvio sul versante paesaggistico, turistico, amministrativo e socio-economico della valle.

Le vicende religiose della Valle di Rabbi.

 

Accanto a una storia civile, la Valle di Rabbi ha pure una storia religiosa. Il primo documento certo, a proposito di una cura d'anime stabile su quel territorio, risale al 1436, durante il governo dei signori di Caldes. Si tratta di un minuscolo reliquiario di vetro, che contiene una pergamena di mm 51 x 92, con la dicitura (in latino): "Noi fra Giovanni dell'Ordine dei Minori, per grazia di Dio e della Sede Apostolica vescovo delle chiese di Tino e Micone, vicario generale in pontificalibus del reverendissimo padre in Cristo e signore signor Alessandro duca di Mazovia ecc. per la stessa grazia vescovo di Trento, abbiamo dedicato questa chiesa in onore di S. Bernardo abate e di

S. Margherita vergine nell'anno del Signore 1436 il giorno 20 agosto". Nel vasetto erano deposte anche reliquie di S. Sebastiano e di S. Chiara (F. TURRINI, La chiesa di S. Bernardo Rabbi, Trento 1983, pag. 7). L'edificio di culto ottenne un'indulgenza di 100 giorni per i devoti visitatori su concessione del Papa Alessandro VI Borgia, con l'avvallo di dieci cardinali, il 22 febbraio 1500. Poco tempo dopo la sua consacrazione, la chiesa fu "de novo reparata". Forse era occorso un incendio (una tradizione racconta: appiccato da persone di Val di Sole, invidiose per lo stanziamento definitivo di molti solandri in Valle di Rabbi). Una pergamena del 1511 certifica la consacrazione di due altari, compiuta dal vescovo suffraganeo di Trento Michele Jorba (di nazionalità spagnola), con inserimento delle reliquie dei ss.

Bartolomeo e Dionigi. Il 5 maggio 1513 il Principe vescovo di Trento Giorgio Neideck concesse a S. Bernardo un sacerdote stabile, il battistero e il titolo di curazia: era la prima comunità che si svincolava dalla pieve di Malé, si ritiene per la distanza e per il disagio delle strade. La concessione ebbe la sua contropartita finanziaria a favore del pievano di Malé, certificata dalle firme dei rappresentanti della comunità. Per opera di Tomaso di Giovanni da Varelengo, ducato di Burgundia, allora abitante in Malé, nel 1539 venne fusa una campana di 60 pesi (essa è tuttora funzionante sul nuovo campanile della parrocchiale). I sindaci della chiesa, in questo secolo e nei successivi, sono molto attivi nell'acquisto e nella permuta di beni a favore dell'istituzione da loro rappresentata. Negli archivi parrocchiali abbondano i documenti di compravendita e di affitto per la chiesa.

Nel 1553 fu benedetto il cimitero che serviva a tutta la valle. Alla fine del Concilio di Trento, nel 1565 i curati di Rabbi - ottemperando alle disposizioni canoniche - cominciarono a notare sui libri della chiesa i nati e battezzati; l'anno successivo iniziarono a segnare anche i matrimoni, che a Rabbi seguivano un cerimoniale del tutto proprio, secondo tradizioni antichissime. Ai primi del 1600 anche i morti vennero registrati, in modo che a tutt'oggi abbiamo una miniera di dati altrimenti introvabili per merito di quei vecchi curatori d'anime. Nel 1612 - forse in relazione o in conseguenza delle frequenti epidemie di peste, fu istituita a Rabbi la Confraternita della Disciplina, detta Fradaia o Fredaglia. I suoi membri si radunavano in un locale apposito e si flagellavano a vicenda per devozione o per voto. Il sodalizio durante il 1700 si fuse con la Confraternita del SS.mo Sacramento. Durante il XVII secolo la chiesa fu ampliata - con una spesa di ragnesi 1601 e carantani 6, versati al capomastro Stefano Panizza nel 1678 (Archivio Parr. di S. Bernardo Rabbi, carta n. 10) - e abbellita con pregevoli sculture e quadri di buoni autori. Nel 1709 fu ampliato il cimitero, divenuto angusto per la crescita della popolazione; dopo una frana, che ne portò via una parte, fu ripristinato e fino al 1835 rimase in uso (si trovava attorno alla chiesa). Nel XIX secolo si mise, ancora una volta, mano all'edificio sacro, che negli anni avanti il 1866 fu rinnovato, con un ulteriore allungamento. In tal modo l'architettura della chiesa aveva perso la sua armonia e sul finire del 1800 essa appariva sproporzionata e decisamente brutta. A metà secolo XX la parrocchiale di S. Bernardo, malamente incuneata fra le abitazioni del paese e complessivamente sgraziata, fu demolita. Venne sostituita da una chiesa nuova, costruita su progetto dell'arch. Efrem Ferrari e decorata dal maestro Carlo Bonacina. La sua consacrazione risale al 3 maggio 1959, per mano del vescovo ausiliare di Trento mons. Oreste Rauzi. Uno snello campanile affianca la chiesa, che ben si intona all'ambiente anche per il materiale usato nell'edificazione, il granito.

La frazione di Piazzola, che per secoli aveva fatto riferimento alla chiesa di S. Bernardo, volle un proprio edificio sacro verso la metà del 1700. Con la collaborazione degli abitanti di Crespion e Somrabbi, la gente di Piazzola costruì la propria cappella nel 1748. Essa fu divorata da un incendio pochi anni dopo, al punto che si rese necessario un restauro radicale, compiuto nel 1753. La nuova chiesa risultò quattro volte più grande della primitiva. L'anno successivo venne benedetta dal parroco di Malé Don Luca Ferrari, delegato dal vescovo coadiutore di Trento Leopoldo Ernesto Firmian. Alla nuova cura d'anime era concessa la Messa quotidiana, eccetto che a Pasqua, Pentecoste e Natale; non si potevano amministrare i Sacramenti, né raccogliervi elemosina, né dar sepoltura in loco ai morti senza licenza del pievano. La chiesa era intitolata a S. Giovanni Nepomuceno (portato all'onore degli altari nella prima metà del 1700), ma in seguito ebbe maggior venerazione la Madonna di Loreto. Piazzola fu eretta in curazia nel 1784 e elevata a parrocchia l' l agosto 1919 (in pratica quasi contemporaneamente a S. Bernardo). Nel 1838 la chiesa fu anche consacrata. Negli anni sul finire del secolo XVIII era stata edificata anche la cappella di S. Anna alle Acidule di Rabbi (per venire incontro ai molti che frequentavano le acque per cura); il Principe vescovo Vigilio Thunn delegava per la benedizione il parroco di Malé, che adempì al suo ufficio l'8 luglio 1785 (G. CICCOLINI, Inventari e regesti degli archivi parrocchiali della Val di Sole, Vol. II, La pieve di Malé, Trento 1939, pp. 409-411).

Anche Pracorno avanzò le proprie esigenze religiose, in quanto la distanza da S. Bernardo rendeva gravosa la frequenza alle celebrazioni liturgiche. Nel 1802 un sacerdote di Terzolas, Don Domenico Manini allora cappellano a Condino, donò ai consorti del colomello di Ceresé, cioè Ingenga, Pracorno, Oltem e Vidé un suo prato nelle pertinenze di Oltem, fra Cané, la strada di Magras e i particolari di Vidé, perché vi costruissero una cappella per la Messa festiva. Gli abitanti delle frazioni sopra nominate, desiderosi di avere la loro chiesa, fornirono una dotazione di 300 ràgnesi (come chiesto dalla Curia di Trento con rescritto del 16 settembre 1802), ipotecando sei prati, un campo e un bosco situati nella zona. In conseguenza di ciò, il vicario generale della diocesi di Trento il 16 giugno 1803 concedeva il permesso di costruire la cappella, che nel medesimo anno era completata. Un ampliamento avvenne nel 1810; negli anni 1846-1850, soprattutto per lo zelo di Don Bortolo Dallaserra - che vi aveva devoluto il suo patrimonio personale - la chiesa fu sistemata e consolidata. La consacrazione avvenne il 6 agosto 1851: la dedica fu alla Madonna di Caravaggio. Nel 1829 Pracorno era diventato curazia, l'ultima eretta in Val di Sole (G. CICCOLINI, Inventari e regesti..., Vol. II, pp. 429-430). Ai primi del 1900 ebbe anche il suo campanile e nel 1943 fu proclamata parrocchia.

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